A caccia di hygge in Danimarca

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23/02/2025

Viaggiare è il modo più facile che abbiamo per confrontarci con modi diversi di approcciarsi alla vita, di apprezzare il bello che c’è intorno, di vivere l’eredità del passato, di connettersi al mondo. Non è necessario fare il giro del globo per riassettare le idee; può succedere anche restando entro i confini della rassicurante, vecchia Europa.

Uno dei Paesi che più mi ha influenzata e ispirata negli ultimi anni è la Danimarca.

Scommetto che ti starai chiedendo cosa mai ci avrò trovato di tanto speciale. Le isole, i villaggi di mare, i fiordi, le scogliere, i laghi, le città, ma non solo questo. Ci ho trovato soprattutto la cura, l’atmosfera, la hygge.

Tornata dalla Danimarca ho preso a prestito la hygge e, a qualche anno di distanza, ne faccio ancora pratica.

“Non si fa un viaggio. Il viaggio ci fa e ci disfa, il viaggio ci inventa” (David Le Breton).

Ci attende un viaggio in Danimarca a caccia di hygge, sei pront*? Partiamo!

Che cos’è la hygge danese

Il termine hygge (si pronuncia “hugga”) non ha equivalenti in altre lingue. Meglio di qualunque altra parola o espressione, racconta lo stile di vita danese, fatto di intimità, armonia, calore, convivialità.

Ho assaporato la hygge nei miei viaggi in Danimarca, l’ho studiata in Hygge: la via danese alla felicità di Meik Wiking (libro che ti consiglio se ami le suggestioni nordiche), la replico a casa ogni volta che mi è possibile.

La hygge è un mix di relax, conforto, gusto, luci soffuse. A proposito di luci, un posto d’onore nella hygge spetta alle candele, che i danesi accendono ovunque, in casa come al lavoro.

Piccoli antidoti al buio dell’inverno, ma amate tutto l’anno, le candele offrono sorsi di luce preziosa (e sospirata) a queste latitudini; non è un caso se “guastafeste” in danese si dica lyseslukker, “colui che spegne le candele”.

La hygge non è un semplice insieme di cose: è la gioia di assaporare i piccoli piaceri della vita, è la dedizione nel costruire la giusta atmosfera. È la cura con cui pianificare momenti sereni da vivere con chi si ama.

Hygge in pratica: dove viverla in città

Dove assaporare la hygge se non in uno dei luoghi più magnetici di tutta la Danimarca? Parlo del Nyhavn, il celebre canale di Copenhagen.

Io ci ho trascorso un pomeriggio estivo di dolce far niente, seduta all’ombra di un dehors. Un pomeriggio di pura hygge: una birra fresca da sorseggiare in buona compagnia, il sole alto filtrato dal telo color panna dell’ombrellone, un vaso di fiordalisi sul tavolino, il via vai di parole intorno, le barche a pelo d’acqua. A far da sfondo, sulla riva opposta del canale, i colori pastello delle case da mirare e rimirare in tutta calma, finché non scende il buio.

Sempre nella capitale, il parco Tivoli offre un’esperienza 100% danese; io ci sono stata prima di Natale, stagione per eccellenza della hygge. È il periodo dell’anno in cui Tivoli si trasforma in un piccolo regno innevato: cielo cupo, aria gelida, abeti inghirlandati di luci dorate, profumo di cannella e cioccolata.

Nello Jutland centrale a Aarhus, seconda città danese, Den Gamle By propone un salto indietro nel tempo intriso di hygge, che sarebbe riduttivo definire “museo”. Qui il passato torna in vita – negli edifici, negli arredi, nelle mode, nei mestieri – con il gusto e l’attenzione ai dettagli tipica dei danesi.

Hygge in pratica: dove viverla tra villaggi e spiagge

Fuori dalle maggiori città, ho respirato hygge a pieni polmoni nelle campagne danesi, lungo le spiagge, nei villaggi.

Sull’isola di Ærø, ad esempio, è bello passeggiare tra le case basse e colorate di Ærøskøbing. Ci sono malvarose, ghirlande fiorite sulle porte, candele sui davanzali, scorci che si aprono, improvvisi, sul Baltico. Lungo le vie acciottolate, l’intimità di salotti e cucine si offre allo sguardo appena oltre i vetri delle finestre.

E che dire dei tetti in paglia, delle foche al sole, dei bei giardini cinti da staccionate in legno a Nordby, sull’isola di Fanø?

O di un pranzo nella più antica cittadina danese, Ribe, nello Jutland meridionale? Io ho gustato un ottimo stjerneskud (filetto di platessa fritto, servito su pane imburrato con gamberetti e salsine) in un ristorantino sul fiume. Ricordo le finestre affacciate sul veliero ormeggiato pochi metri più in là, i lampadari bassi in rame, le rose fresche sui tavolini in legno.

Poi ci sono le giornate d’estate in riva al lago Almindsø o al mare a Gjerrild Nordstrand, che scivolano lente tra chiacchiere, sabbia nei panini al salmone, passeggiate sui pontili e tuffi (acque fresche ma limpidissime: il bagno al mare non è prerogativa esclusiva delle nostre latitudini!).

Hygge in pratica: come replicarla a casa

È hyggelig, ossia genera hygge, un angolino di casa con lampade vintage, cuscini, coperte e un buon libro da leggere.

È hyggelig una cioccolata calda davanti al camino mentre fuori piove o nevica, ma anche un balcone fiorito e arredato con cura, in cui sedersi per un aperitivo. Lo è il profumo dell’abete vero a Natale, una torta con il tè nel servizio buono, una giocata a bocce con gli amici al parco, un’uscita nel bosco in cerca di frutti rossi selvatici.

È hyggelig un barbecue in spiaggia, un pic-nic sull’erba mentre le ombre si allungano, una cena sotto un pergolato di uva matura, un filo di lampadine bianche sospese in giardino a sfidare il buio della sera.

Può diventare hyggelig un momento qualunque: prepari una cena speciale e metti la musica che più ti rilassa o ti carica, esci per una passeggiata e torni con un mazzo di fiori, i primi a bucare la trapunta dell’inverno, che colorano la casa di primavera, lavori al computer e accendi una candela oppure prepari una tisana o una limonata fredda.

Provaci e vedrai: piccole accortezze, piccoli gesti come questi hanno il potere di addolcire un momento, regalare calore ad un incontro, rendere speciale un ricordo.

Il lato oscuro della hygge

“La hygge è solo per i danesi, non per noi stranieri…”. A rivelarmelo, con una nota di amarezza nella voce, è una cameriera di origine rumena. L’ho incontrata in un ristorante a Korsør, sull’isola danese di Sjælland, dov’era arrivata quasi un anno prima.

Leggendo Hygge: la via danese alla felicità ho trovato una spiegazione plausibile alla difficoltà di integrazione degli stranieri in Danimarca, che potremmo scambiare per diffidenza, se non xenofobia.

La chiusura culturale c’è, ma pare legata proprio al concetto di hygge. Infatti, voler trascorrere bei momenti con gli amici più cari, costruire con loro ricordi da collezionare, esclude inevitabilmente chi è fuori da quella cerchia ristretta. Un evento, una serata o un incontro sarebbero meno hyggelig in presenza di persone nuove, con cui non si ha uno stretto legame.

Una rete sociale di questo tipo non ammette facilmente i nuovi arrivati; per loro penetrare in gruppi precostituiti richiede molto impegno, perseveranza e – assicura Meik Viking, l’autore del libro che ti ho citato – molta solitudine lungo il cammino.

Però, una volta superato lo scoglio iniziale e conquistato il proprio spazio fra e con i danesi, si è dentro e lì si resta: la hygge non è più un miraggio.

***

Avevi mai sentito parlare della hygge? Ti è piaciuto questo viaggio in Danimarca a caccia di hygge?

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FRANCESCA VINAI
Italia

Ciao, benvenut* su Takeanyway. Sono Francesca, di professione giornalista e creativa, per passione viaggiatrice in cerca di storie. Viaggio per abbattere frontiere, per catturare scorci, per nutrirmi di incontri, per scoprire curiosità vicine e lontane, da raccontarti qui. Lasciati ispirare e fai buon viaggio.

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