Le vie poco battute e i posticini schivi possono essere sorprendenti, ma i grandi classici hanno il potere di ammaliare come le sirene. È il caso del Nyhavn, il canale più cercato e fotografato del Regno di Danimarca.
Ti porto con me a Copenhagen, nel luogo in cui il Mar Baltico infila nel centro cittadino un pacifico nastro d’argento cinto da una schiera di case colorate. Ti avverto: resteremo per ore sul Nyhavn, immobili eppure euforici dentro questo arcobaleno di vita.
Tutta colpa, manco a dirlo, della hygge danese (se non hai mai sentito parlare di hygge, leggi prima qui).
Hygge sul Nyhavn a Copenhagen
Prendiamo posto in uno dei dehors che si susseguono lungo il canale. Faccio il solletico ai fiordalisi in vaso al centro del tavolino, in attesa della birra fresca che ho ordinato.
Il Nyhavn è così magnetico da non riuscire a staccargli gli occhi di dosso. Con buona pace delle pagine sottolineate e degli appunti sulla mia Lonely Planet, rimasta chiusa nello zaino.
Gli edifici che contornano il canale, risalenti al Sei-Settecento, premono l’uno di fianco all’altro, impettiti come soldatini. Ne inseguo i colori sulle facciate: salto dal giallo vibrante al rosa tenue, dall’arancione al blu elettrico, dal rosso intenso al verde menta, dall’ocra all’azzurro carta da zucchero.


Non mi stanco di guardarmi intorno e finiamo per trascorrere qui un intero pomeriggio di dolce far niente, anzi di pura hygge: chiacchiere in buona compagnia, sguardo che si nutre di bellezza, cura e armonia, tempo lento vissuto con gratitudine. Tempo sospeso, come in una fiaba.
Non è un caso se, nell’Ottocento, il Nyhavn ospitò uno dei più grandi autori di fiabe di sempre, Hans Christian Andersen: ci visse oltre vent’anni, in tre diversi appartamenti (ai numeri 20, 67 e 18), e proprio qui scrisse alcuni dei suoi racconti più celebri, uno su tutti “La principessa sul pisello”.
Se è vero che il tempo è rimasto sospeso per un po’, ad un certo punto arriva il crepuscolo a striare il cielo di viola e blu. Si illuminano i dehors, si accendono le candele, protagoniste della hygge e imprescindibili persino nelle sere d’estate danesi. Inizia la danza di luci tremolanti sull’acqua.


Vita che scorre sul Nyhavn, anche a Natale
Passano le ore ma non si ferma il viavai. C’è chi cammina, chi pedala e chi, come me, siede a pochi passi dall’acqua: difficile trovare deserto il Nyhavn. Eppure quella di cui si nutre è vita che scorre, non vita che resta.
Il Nyhavn è un luogo di passaggio, seducente e al tempo stesso sfuggente, come una signora raffinata che sprigiona fascino senza mai concedersi.
Questo canale non è autenticamente vissuto come il vicino Christianshavn, dove sono ancorate case galleggianti (barche che fungono da vere e proprie abitazioni), dove in estate non è raro scorgere qualcuno che nuota o improvvisa partite di pallanuoto fra i kayak e le barchette in lento movimento.
Ma il Nyhavn ha un’aura speciale. E come le fiabe, non conosce stagioni: non c’è giorno dell’anno in cui non attiri luce o non richiami voci e passi. Sarà forse per le tinte accese delle case che rimbalzano sull’acqua, ma emana un calore capace di vincere anche le giornate più cupe e fredde.
Io ci sono stata in tempo di Avvento e l’ho trovato affollato di luci dorate. Lungo la banchina era allestito un mercatino di Natale ricco di specialità gastronomiche locali e decorazioni natalizie.
Ci ho passeggiato stringendo tra le mani una tazza bollente di gløgg, una sorta di vin brûlé scandinavo, avvolta in una nuvola fragrante di arancia e cannella. Una tappa imperdibile a Copenhagen sotto Natale, non lontano dallo spettacolo di luci dei Giardini Tivoli.

La prima e la seconda vita del Nyhavn
C’era una volta il Nyhavn: le navi pronte ad attraccare, il vociare dei marinai, lo scarico delle merci, l’odore del pesce mischiato a quello della birra. E poi le taverne chiassose, i vicoli malfamati, il via vai nei bordelli.
Provo a immaginare come fosse un tempo il Nyhavn, mentre finisco di bere la mia Carlsberg, ma è difficile. Vedo barche quiete e velieri d’epoca ormeggiati. Vedo edifici splendenti e ombrelloni color panna aperti sopra tavoli gremiti. Sento musica nell’aria e voci, tante voci: il solo dettaglio, probabilmente, rimasto immutato nei secoli.
Secoli, sì, perché il Nyhavn – a dispetto del nome, “porto nuovo” in danese – ha quasi quattrocento anni di storia.
Fu il Re di Danimarca Cristiano V a commissionarne la costruzione, nel 1670, per collegare il centro cittadino al Mar Baltico. Per oltre due secoli il Nyhavn costituì il fulcro della vita marittima e commerciale di Copenhagen.
A poco a poco il traffico delle navi mercantili, sempre più grandi, si diradò fino a scomparire. Il canale si spopolò ma il silenzio non durò a lungo: a partire dagli anni Sessanta del secolo scorso, un’importante opera di riqualificazione l’ha reso una meta elegante e popolarissima sia tra i locali che tra i turisti.
Tutti amano il Nyhavn… Anche tu, vero?

