In Danimarca alla scoperta di isole e villaggi: un’estate nordica

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20/08/2023

Dimentica la bouganville, i fichi d’India, le cicale, i pergolati di glicine, il bucato steso tra le vie, le voci dietro le persiane socchiuse. In Nord Europa le isole e i borghi marinari hanno altre storie da raccontare in estate. Ammaliano come sirene con altre melodie.

Io sono caduta nella rete. Me ne sono follemente innamorata e vorrei farti vivere qui un po’ di quelle atmosfere. Ti porto con me a scoprire villaggi, fiordi e campagne delle isole più belle della Danimarca, dal mare del Nord al mar Baltico. Quattro isole, solo quattro delle oltre 400 che conta il Paese: un piccolo assaggio d’estate scandinava. Sei prontə?

Al fondo del racconto trovi la mappa dei luoghi di cui sto per raccontarti e le informazioni pratiche sugli spostamenti.

Isola di Fanø: tetti in paglia e foche

All’arrivo del traghetto si riempiono in fretta i tavolini all’aperto dei locali nei pressi del porticciolo. Noi non ci fermiamo: folla alle spalle, imbocchiamo una stradina lastricata che conduce nel cuore del paesino.

Siamo sbarcati sulla minuscola isola di Fanø, da molti annoverata come una delle isole più belle della Danimarca. Non ci vorrà molto per capirne il motivo.

Girovaghiamo a piedi per Nordby sperimentando il gusto – il lusso, dovrei dire – di scoprire senza fretta cosa si cela dietro ogni svolta.

Il sole è alto ma non brucia i volti, non abbaglia i colori. Sussurra bellezza. Le mele rosse in giardino, le staccionate bianche, le panchine sotto le finestre di casa, i cespugli di ortensie, i tetti in paglia. E ad ogni incrocio un affaccio sul mare.

Tra le case di Nordby regna il silenzio. Il solo rumore arriva dagli “alberi delle farfalle” con i loro bei fiori color malva, lavanda e rosa presi d’assalto da api ronzanti.

Due ragazze sorseggiano il tè nel cortile di casa, uno spazio minuscolo fagocitato da vasi e cespugli fioriti. Qualche traversa più in là un uomo ritinteggia di un bianco accecante la staccionata in legno morsicata dalla salsedine.

Mentre facciamo ritorno al porto avvistiamo, ad un centinaio di metri da riva, due foche spaparanzate al sole su un banco di sabbia. Sorprese sul mare del Nord.

Isola di Ærø: nel villaggio delle meraviglie

Altro mare, altra isola, altre chicche da scoprire. Eccoci nel cuore del mar Baltico a passeggiare per le vie di un villaggio dal nome indecifrabile e impronunciabile.

Chiedo lumi ad un uomo barbuto che siede pacifico su una panchina. Mi risponde così velocemente che gli chiedo di ripetere. E lui ripete, un po’ scocciato un po’ incredulo che sia così dura di comprendonio, ma io afferro solo la erre moscia.

Chissà come diavolo si pronuncia Ærøskøbing, come si pronuncia per bene, intendo. Non ho una risposta ma una grande certezza: questo paesino di mare è una meraviglia.

Siamo sulla piccola isola di Ærø, una delle isole più belle della Danimarca. 30 chilometri di lunghezza e appena 9 di larghezza, è situata a sud dell’isola di Fyn, di cui ti racconterò tra poco. Ci siamo arrivati a bordo di un traghetto dopo una traversata di poco più di un’ora da Svendborg, sulla costa meridionale di Fyn.

Meno di 1000 abitanti, Ærøskøbing è un villaggio di case basse, tetti rossi che scivolano ripidi fin quasi in strada, rose e malvarose ai muri, biciclette silenziose tra le vie acciottolate, birre sui tavolini all’aperto dei caffè, piazze ombreggiate che cercano il mare. Il rapporto di Ærøskøbing con il mare è così vitale che non mancano piccoli velieri neppure in chiesa.

A passeggio per le sue vie non riesco a staccare gli occhi dalle finestre senza persiane né tende che, casa dopo casa, esibiscono con disinvoltura davanzali interni ricolmi di vasi fioriti, candele affusolate, lampade con paralumi vintage. Ma anche librerie dietro ai divani, luci basse sui tavoli delle cucine, porte che si aprono su giardini raccolti o incontrano strisce blu di mare.

Dovrei farmi gli affari miei, lo so. Però non c’è nessuno a riposare in soggiorno, a controllare pentole sul fuoco, a chiacchierare. E l’intimità di case vissute è un’attrattiva troppo forte.

All’ingresso di una casa adocchio un vassoio appoggiato a terra. Non è il primo che vedo, mi fermo: ci sono una manciata di sassi dipinti a mano, un biglietto di carta con indicato il costo e un barattolo in vetro con qualche moneta dentro. La fiducia dei danesi nell’onestà altrui è commovente.

Isola di Fyn: Odense, città delle fiabe

Dal borgo raccolto di Ærøskøbing passiamo alla terza città della Danimarca per dimensioni. Siamo sull’isola di Fyn (Funen o Fionia in italiano), la seconda più grande del Paese, posizionata tra lo Jutland e l’isola di Sjælland. Precisamente ci troviamo a Odense, capoluogo di Fyn e città dei “c’era una volta”.

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“Le fiabe aiutano a ricordare, a rivivere, a esplorare il mondo, a classificare persone, destini, avvenimenti. A stabilire il confine tra le cose vere e le cose inventate. Se le fiabe non esistessero bisognerebbe inventarle” (Gianni Rodari).

Per fortuna a Odense, ad inizio Ottocento, è nato chi ci ha lasciato fiabe intramontabili. La principessa sul pisello, Il brutto anatroccolo, La sirenetta, La piccola fiammiferaia, I vestiti nuovi dell’imperatore, Il soldatino di stagno. E decine e decine di altre.

Hans Christian Andersen è nato qui in condizioni di estrema miseria. Difficoltà da scartare, passioni da coltivare, sogni da inseguire: è il piccolo universo che ha ispirato le sue storie, la città che l’ha visto crescere, l’ha visto andar via in cerca di fortuna e l’ha visto tornare nelle vesti di scrittore affermato.

Oggi Odense non smette di celebrare il suo più illustre cittadino. A terra lunghe sagome di scarpe maschili percorrono le vie del centro a grandi falcate: seguiamo le orme (numero 47!) di Andersen sui marciapiedi e sulle strade acciottolate per raggiungere i suoi luoghi del cuore.

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È difficile immaginare il quartiere malandato di un tempo, quello che da almeno due secoli ospita la casa natale di Andersen, rimesso a lucido. Oggi lungo le vie ordinate si affacciano casette basse tinte di giallo, ocra, arancione e porpora, le rose si arrampicano alle finestre, le biciclette riposano accanto alle porte.

Sulle orme dello scrittore costeggiamo la casupola in cui visse tra i due e i quattordici anni, oggi schiacciata fra anonimi palazzoni, e la scuola dei poveri che frequentò.

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Non lontano, facciamo sosta da Kramboden, un negozio stipato di gingilli – dai portacandele ai pomelli per mobili, dai colini ai mattarelli, dalle teiere ai lampadari, dai giornali d’epoca alle bandierine danesi – all’interno di un edificio a graticcio (ossia con l’intelaiatura in legno a vista) del Cinquecento, storto e perfetto come solo le case disegnate nei libri per bambini.

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Nella piazza del municipio, di fianco alla cattedrale, facciamo slalom tra vivaisti, giardinieri e bancali ricolmi: è in allestimento un tripudio di fiori e piante per l’annuale Odense Blomsterfestival (“Festa dei fiori”).

Isola di Fyn: in viaggio tra fiordi e campagne

A Odense non visitiamo il museo dedicato ad H.C. Andersen, però facciamo esperienza di un piccolo mondo di fiaba fra campagne e fiordi dell’isola di Fyn.

In poco meno di mezz’ora in auto da Odense raggiungiamo il grazioso paesino di Kerteminde. Facciamo sosta dal fornaio in centro – ottimo il pane di segale e la torta che gustiamo nell’annessa caffetteria – e poi sull’ampia spiaggia a sud del porticciolo turistico, all’imbocco di un fiordo di acque placide.

Di nuovo in marcia verso nord nella penisola di Hindsholm senza una meta precisa.

“Io viaggio non per andare da qualche parte, ma per andare. Viaggio per viaggiare” (Robert L. Stevenson).

Mentre le nuvole si rincorrono in cielo, viaggiamo lenti su una stretta striscia di asfalto nel bel mezzo di campi di grano appena raccolto. Sembra di navigare in un mare d’oro, cullati dal vento.

Attraversiamo i villaggi di Viby e Måle: nessun altro in circolazione, nessuna attrazione turistica ma vita che scorre semplice.

L’estate danese sbiadisce sul mulino, sugli edifici a graticcio, molti dei quali coperti di paglia, sui cortili di ghiaia, sulle lanterne appese agli usci di casa, sui tetti che fanno capolino dietro una bassa collina, sugli alberi carichi di mele nei giardini.

Fyn si conferma una delle isole più belle della Danimarca. Una delle mie preferite, in ogni caso.

Isola dello Sjælland: la scogliera più remota

Restiamo nel Baltico ma ci spostiamo su un’altra isola. Questa volta lo facciamo in auto, percorrendo il ponte che viaggia sul mare per 18 chilometri congiungendo l’isola di Fyn con quella dello Sjælland (Zealand o Selandia in italiano).

Approdiamo così sulla più estesa delle isole danesi, sede della capitale. Ma non ti parlerò qui di Copenhagen (vai al mio racconto sui giardini Tivoli per vivere una serata dal sapore natalizio nel cuore della città). Voglio parlarti di un’alba speciale in un posticino remoto, di quelli che non trovi segnati in nessuna guida turistica.

È quasi sera quando attraversiamo il ponte e ci fermiamo per la notte a Korsør, cittadina alle porte dello Sjælland, in un hotel lontano dal centro, lontano da tutto. Ci sono soltanto una grande struttura in mattoni e legno, un cortile ghiaioso sul retro e, davanti, un enorme prato che sfuma in un campo coltivato a non-so-cosa, cinto da un bosco.

Sulla mappa vedo che quel bosco è a pochi passi dal mare e punto la sveglia presto: non posso perdermi un giro di perlustrazione prima di ripartire in auto verso Copenhagen.

Esco poco prima delle 6 del mattino, attraverso il prato dell’hotel, poi il sentiero che corre nel campo coltivato e si infila nel bosco.

Una casa a graticcio di un rosso sbiadito – anno 1627, recita la targa – mi tiene d’occhio come un vecchio guardiano.

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Incontro poco più in là un capriolo, forse l’aiutante del guardiano, che, non appena si accorge di essere stato avvistato, sparisce tra gli alberi.

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Proseguo tra i cespugli di more finché il bosco non si apre su una scogliera dorata a picco sul mare. Mare calmo come un lago.

Scorgo un passaggio che conduce giù in una minuscola spiaggia a mezzaluna di pietre e alghe. I gabbiani volano alti, le nuvole si tingono di rosa, l’alba si vela di nebbia salata.

Svegliarsi presto è sempre una buona idea, devo ricordarmene più spesso.

***

Isole più belle della Danimarca: info pratiche

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9 giorni, 2 aerei, 4 traghetti, 1.547 Km in auto e 68 Km a piedi. È così che abbiamo esplorato la Danimarca passando per isole, laghi, campagne e città, scrutando l’orizzonte dal mare del Nord al mar Baltico.

Abbiamo volato da Torino a Billund, nello Jutland, e da qui abbiamo percorso con l’auto a noleggio la penisola danese da nord a sud. E siamo andati alla scoperta delle isole più belle della Danimarca.

Dallo Jutland ci siamo spostati sull’isola di Fanø lasciando l’auto nel porto di Esbjerg, cittadina sulla costa sud-occidentale dello Jutland: abbiamo viaggiato in traghetto con la compagnia di navigazione Fanølinjen (10 minuti a tratta) acquistando i biglietti direttamente al porto.

Tornati sulla terraferma, ci siamo spostati sull’isola di Fyn in auto, grazie al ponte che la collega al vicino Jutland. A Svendborg, cittadina sulla costa sud di Fyn, abbiamo lasciato l’auto e acquistato i biglietti della compagnia Ærøfærgerne per raggiungere in traghetto (75 minuti di navigazione) Ærøskøbing sull’isola di Ærø.

Da Fyn abbiamo raggiunto in auto l’isola dello Sjælland grazie ad un’imponente opera d’ingegneria sull’acqua, lo Storebæltsbroen, ponte lungo 18 chilometri sullo stretto danese detto Grande Belt.

Abbiamo terminato il nostro on the road a Copenhagen e da qui siamo rientrati in aereo in Italia.

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FRANCESCA VINAI
Italia

Ciao, benvenut* su Takeanyway! Sono Francesca, di professione giornalista e creativa, per passione viaggiatrice in cerca di storie. Viaggio per abbattere frontiere, per catturare scorci, per nutrirmi di incontri, per scoprire curiosità vicine e lontane da raccontarti qui. Lasciati ispirare e fai buon viaggio.

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