Nel Sahara: tramonto d’oro e tamburi nella notte

Avventura Marocco Natura
online da
03/03/2019

Al ritmo felpato dei dromedari, il tramonto scivola sulle dune del Sahara. Dopo il lungo viaggio in auto da Fès a Merzouga, tra deserto roccioso e oasi improvvise, mi perdo nell’oro rosa che fonde cielo e sabbia. Fino all’arrivo al campo tendato, nel cuore dell’Erg Chebbi marocchino: un tè alla menta al crepuscolo, il fuoco acceso, i tamburi nella notte. Pronti all’avventura?

On the road da Fès a Merzouga

Il viaggio in auto verso Merzouga spoglia il paesaggio di fronzoli, senza fretta.

Il verde di Ifrane e Azrou, ad un’ottantina di chilometri da Fès, si spegne a poco a poco che scivoliamo a sud, dove le foreste di cedri velate di nebbia lasciano il posto ad una vegetazione rada.

Si alza il vento, che accarezza i cespugli e annebbia l’orizzonte di polvere, sotto un cielo di nubi sparse. Dopo ore di viaggio il vento soffia ancora: instancabile e sempre più ardente, accende i ciuffi d’erba di riflessi paglierini.

Non c’è anima viva, neppure le colline d’ocra resistono. Ora si inseguono aspre montagne rossastre. Di tanto in tanto, improvvisi squilli smeraldo: piccoli palmeti da dattero accanto a cui sorgono antichi villaggi fortificati.

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Le vette abbandonano la scena una dopo l’altra. È un arido altopiano roccioso quello che si spiega davanti a noi, tagliato da valli profonde dentro cui scorrono fiumi di vegetazione. Intuisco la presenza d’acqua, ma dall’auto in corsa non ne vedo. I villaggi vicini sono del colore della terra, immobili come camaleonti sonnecchianti.

Il vento è l’unico soffio di vita ad abitare questa landa che, sotto la cappa di nuvole, scolora in un tetro biancore.

Poi, finalmente, le prime dune di sabbia all’orizzonte che accendono di rosa la foschia diffusa. Da miraggio a realtà.

Tra berberi e dromedari

Il viaggio in auto termina a Merzouga, dove case e alberghi si ergono come castelli di sabbia, formando un tutt’uno con la terra bruno-rossiccia. Qua e là crescono alberi, più rigogliosi di quanto mi sarei aspettata alle porte dell’Erg Chebbi.

Alcuni hotel, protetti da mura e torrette, hanno piscine che affacciano sulle dune. Nonostante il caldo, non sento  il desiderio di tuffarmici: ho una gran voglia di vivere il deserto, non di fuggirlo.

Raggiungiamo a piedi il luogo in cui riposano i dromedari. Ci sono berberi concentrati in chiacchiere, occhi neri e profondi, turbanti in testa e lunghe vesti avorio, blu, rosse.

Uno di loro si avvicina a me e Livio. Ci sorride e, dopo aver scambiato alcune parole con il nostro autista Youness, ci conduce ai suoi dromedari. Camminiamo sopra una distesa di zolle seccate dal vento, che scrocchiano al nostro passaggio.

Comment vous vous appelez?” chiedo all’uomo, che risponde rapido. Gli chiedo di ripetere, ma ripropone un suono che non riesco a decifrare in lettere. Ipotizzo abbia una cinquantina d’anni – forse meno – bei lineamenti arsi dal sole, folti baffi neri.

Io e Livio saliamo in groppa a due dromedari accucciati a terra, uno dal manto marrone chiaro, l’altro bruno scuro. Quando si alzano sulle zampe lunghe e fini, devo aggrapparmi stretta alla sella per non cadere.

Il berbero lega tra loro gli animali con fare esperto e si mette alla guida della breve carovana. Inizia l’avventura, destinazione campo tendato nel deserto.

Nel cuore dell’Erg Chebbi

Allontanandoci dall’oasi di Merzouga, attraversiamo una piana di sabbia nera – di origine vulcanica, immagino – mista a sabbia dorata, che fa da anticamera all’Erg Chebbi, gruppo di dune alte fino a 200 metri ad una manciata di chilometri dal confine con l’Algeria.

Nonostante una coltre di nuvole nasconda il sole, le colline sabbiose spandono riflessi aranciati a perdita d’occhio, quasi brillassero di luce propria. E pensare che l’Erg Chebbi, circondato da deserto roccioso, occupa una superficie ristretta al confronto delle sconfinate distese di sabbia del Sahara algerino.

Il mio dromedario avanza serafico. Le zampe affondano nella sabbia soffice in piccoli tonfi sordi che sollevano polvere arancione ed io, sopra di lui, oscillo pericolosamente ad ogni cambio di pendenza.

Non immaginavo fosse così impegnativo viaggiare a dorso di dromedario. Quanto ci vorrà ancora? A che ora arriveremo al campo tendato? Chiedo lumi al berbero, che mi guarda divertito. Nel deserto il tempo non si conta, si vive.

Siamo immersi in un mare di onde dorate, ma non naufraghi alla deriva: il nostro capitano ha ben chiara la rotta. Ad un certo punto, nel mezzo del nulla, ferma i dromedari e ci fa scendere.

Il tramonto è vicino e abbiamo modo di godercelo con calma. Corro su e giù per una piccola duna, affondo fino alle caviglie. Tolgo le scarpe per accarezzare le dune a piedi nudi.

La sabbia è incredibilmente fresca. E soffice, fine come borotalco, incapace di starmi addosso, tanto è legata alla terra che l’ha generata. Non mi stanco di prenderla tra le mani e lasciarla scivolare via sulle ali del vento.

Dal tramonto alla notte

Il sole, in discesa libera, all’improvviso fa capolino tra le nuvole.

Le ombre si allungano, mosse dagli sbuffi di tiepide correnti. Danzano le onde di sabbia sui fianchi delle dune mentre il cielo si tinge di pesca.

C’è profumo di libertà, silenzio totale, solitudine. Solitudine che non è desolazione, ma pace con se stessi e con il mondo.

Mi abbandono all’oro rosa del Sahara. Senza orologio, senza pensieri, senza confini se non quello di un caldo, accogliente orizzonte di miele.

Il crepuscolo conquista terreno e il berbero ci fa segno di partire. Ci rimettiamo in marcia e, poco prima che la notte inghiotta il deserto, arriviamo al campo, oasi di tende bianche e tappeti rossi.

Mentre le dune si assopiscono nel buio, le candele accese spandono cerchi di luce nell’aria. I canti berberi attorno al fuoco ci scaldano a suon di tamburi e qraqeb, tipiche nacchere di metallo, sotto il cielo del Maghreb.

Niente trapunta di stelle, però: la cortina di nubi insiste sopra di noi e trattiene la musica che sale nell’aria. Punto la sveglia alle 3 nella speranza che, per quell’ora, il cielo si sia rasserenato.

Nel cuore della notte, apro la cerniera della tenda e mi affaccio fuori. Niente da fare, non c’è nulla da vedere. Solo un buio che, così pesto, non l’ho mai sperimentato. È un buio che inghiotte, famelico, senza possibilità di ritorno. Richiudo in fretta la tenda, impaurita.

Ma basterà qualche ora perché il cielo torni ad abbracciare, placido, le dune, perché l’arancio ricominci a splendere.

Voi siete mai stati in Marocco e nel Sahara? Avete avuto più fortuna di me con i cieli stellati? Sono curiosa, raccontatemi qui sotto la vostra esperienza!

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22 commenti
  1. Rispondi

    Sara

    04/03/2019

    😍😍😍

    • Rispondi

      Takeanyway

      07/03/2019

      Grazie Sara! 😉

  2. Rispondi

    Cla

    14/03/2019

    Il deserto ha davvero un fascino particolare noi non siamo mai stati in quello del Sara ma è un’esperienza che prima o poi vogliamo sicuramente fare

    • Rispondi

      Takeanyway

      17/03/2019

      Ve la consiglio! Tutti i deserti hanno un fascino particolare ma il Sahara è un vero sogno ad occhi aperti 😉

  3. Rispondi

    I Viaggi di Giada

    14/03/2019

    Wow, ho letto il tuo articolo con le lacrime agli occhi.. sono tornata da un paio di giorni dal Marocco, dove ho provato anch’io la tua stessa esperienza e ancora ce l’ho viva nei ricordi e nel cuore. Io al contrario tuo non sono riuscita a vedere il tramonto perchè c’era una tempesta di sabbia, ma dopo cena le nuvole se ne sono andata e il cielo si è riempito di stelle. Una meraviglia.

    • Rispondi

      Takeanyway

      17/03/2019

      Felice di averti emozionata!!! Chissà che spettacolo la trapunta di stelle sul Sahara! 😍

  4. Rispondi

    Veronica | Lost Wanderer

    14/03/2019

    Wow, che foto meravigliose e soprattutto che bell’esperienza dev’essere stata. Non sono mai stata in Marocco ma leggendo le tue parole era come essere con voi nel deserto e per le strade!

    • Rispondi

      Takeanyway

      17/03/2019

      Ti ringrazio tanto Veronica, è bello sapere di aver fatto sognare un’altra viaggiatrice! 😉

  5. Rispondi

    Michela

    14/03/2019

    Piacerebbe molto anche me poter fare un’esperienza simile !! Le tue foto fanno davvero sognare 🙂

    • Rispondi

      Takeanyway

      17/03/2019

      Ti auguro di farla un giorno! Grazie davvero ☺️

  6. Rispondi

    Cristina

    14/03/2019

    Bellissima esperienza e bellissimo racconto. Il deserto fa uscire la parte più nascosta di noi. È come se ci riportasse alle origini e ci permettesse di ritrovare noi stessi, non trovi?

    • Rispondi

      Takeanyway

      17/03/2019

      Verissimo! Lontano da distrazioni, parole e pensieri, il deserto è un’esperienza di silenzi e riscoperta del mondo e di noi stessi.

  7. Rispondi

    Roberta

    14/03/2019

    Da amante dei paesi nordici, ammetto che non ho mai preso in considerazione il Marocco. Però le tue foto sono davvero meravigliose e mi stanno facendo ricredere.

    • Rispondi

      Takeanyway

      17/03/2019

      Ne sono felicissima! A volte è bello andare al di là delle proprie passioni, cambiare orizzonti, scegliere nuove direzioni 🤗

  8. Rispondi

    Raffi

    15/03/2019

    Ho letto il primo paragrafo e sai cos’ho fatto? sono corsa in cucina a farmi un thè alla menta che mi ha portato un’amica da uno dei suoi viaggi. Poi sono tornata al pc e ho finito di leggere la tua avventura sul dromedario sorseggiando la mia bevanda calda e profumata. E mi sono sentita un po’ lì con te, nel deserto.

    • Rispondi

      Takeanyway

      17/03/2019

      Ma che meraviglia! Anch’io, ogni volta che sorseggio tè alla menta, chiudo gli occhi e mi trovo a girovagare per la medina di una città marocchina o in un riad ombreggiato o… sulla sabbia soffice del deserto. Contenta di averti avuto lì con me per qualche minuto 🤗

  9. Rispondi

    Simona

    15/03/2019

    Hai reso perfettamente l’idea e la sensazione della pace e del silenzio del deserto e di certi luoghi come questi che hai visitato tu6

    • Rispondi

      Takeanyway

      17/03/2019

      Grazie Simona, sono felice di averti trasmesso le sensazioni che ho provato! 😄

  10. Rispondi

    MARTINA BRESSAN

    15/03/2019

    Da un paio d’anni chiedo a mio marito di poter fare un’esperienza simile nel deserto. Mi piacerebbe moltissimo. Quando ho visto poi le foto del campo, quell’oasi di tende..che bellezza! e le dune del deserto che sensazione di pace che mettono!

    • Rispondi

      Takeanyway

      17/03/2019

      Grazie Martina! Non demordere e insisti: il Marocco offre una gran varietà di paesaggi ed esperienze e sono certa che anche tuo marito ne resterà estasiato! 😉

  11. Rispondi

    Francesca Giannoni

    18/05/2019

    Sono stata almeno 3 volte in Marocco. La prima volta ho fatto il classico tour delle città imperiali, la seconda volta solo Marrakesh e la terza tutto il sud. Appena arrivati nel deserto abbiamo finalmente scoperto il Marocco e dormire nelle tende sulle dune di Merzouga è stata un’esperienza che solo chi l’ha provata può capire. Ricordo che siamo stati ore in silenzio sulle dune a bere quel fantastico tè alle menta che si beve solo laggiù (ovviamente ne ho comprato 1 kg ma arrivata a casa non sapeva più di nulla). svegliarsi poi prestissimo per fare i migliori scatti all’alba è un ricordo tutt’ora molto piacevole

    • Rispondi

      Takeanyway

      10/06/2019

      Ben detto! Il deserto ci avvicina all’anima più schiva e autentica del Marocco, un miraggio che sparisce in fretta ma resta, indelebile, nei ricordi. ☺️

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FRANCESCA VINAI
Italia

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