Chefchaouen, nel blu dipinto di blu in Marocco

Città Marocco
online da
21/11/2018

C’è un groviglio di case blu, porte blu, scale blu, strade blu, non lontano dal blu del Mar Mediterraneo. Nel nord del Marocco la città di Chefchaouen, abbarbicata tra le montagne del Rif, mi appare come un miraggio.

È una tavolozza di blu in mille e una sfumatura, blu come il respiro profondo della notte, come l’aria prima dell’alba. Blu come il vento frizzante, come un cielo terso di fine giornata. Inizia il viaggio, siete pronti?

Rotolando verso nord

È mattino presto quando partiamo da Rabat, sulla costa atlantica del Marocco. Quattro ore di viaggio in auto ci separano da Chefchaouen.

Dopo un breve tratto percorso lungo il litorale, viriamo verso l’interno, nel cuore del nord marocchino. Oltrepassiamo una gigantesca foresta di sughero, frutteti rigogliosi e coltivazioni di mais e girasole già raccolto.

Costeggiamo pascoli e distese assetate su cui poggiano balle di fieno, disordinate come tessere di un domino sparse sul tavolo. Un mulo cammina lento per strada, trasportando un paio di quei blocchi d’erba dorata, uno per lato della groppa.

Qua e là incontriamo gruppi di case su cui svetta il minareto di una piccola moschea, ma la gente in giro è poca. I più si rifugiano dietro i banchi allestiti lungo i cigli stradali a vendere uva, meloni gialli, angurie.

Sfrecciano dal finestrino dell’auto fichi d’India e chiome di ulivi screziate d’argento. In lontananza scorgo le candide lapidi di un cimitero sui fianchi di una collina. E le colline si moltiplicano.

Curva dopo curva, saliamo sempre più in alto, sotto un cielo che inizia a chiazzarsi di nuvole. Le morbide alture si fanno più ripide, increspandosi in profili taglienti. Non c’è anima viva e, se non sapessi dove siamo diretti, direi che stiamo andando verso il nulla.

Vagando nella medina

Il cuore prende a martellare più forte. Cercavo avidamente il blu dietro ogni curva ed eccolo lì, finalmente.

Sono incredula. Avevo visto Chefchaouen in foto, l’avevo ammirata in video, ma dal vero è stupefacente. Una città intera pennellata di azzurro, appollaiata tra montagne qui verdeggianti, qui brulle.

Ci avviciniamo alla medina e Youness, che ha guidato fin qui, invita me e Livio a fare una prima passeggiata perlustrativa della città vecchia. “Scendete quella scalinata per entrare nella medina, io nel frattempo parcheggio dalla parte opposta della città. Vi aspetto fuori dalla porta ‘Bablain’, ok? Ricordatevi ‘Bablain’” (Bab El Ain in realtà, lo scoprirò più tardi).

Ma come faremo senza uno straccio di cartina? “Vi perderete!”, dice ridendo. Ecco, appunto. “Ma ritroverete la strada giusta, non vi preoccupate”.

Scendo dall’auto perplessa. Temo che passeremo il tempo a cercare quella maledetta porta, senza gustarci l’atmosfera della medina, ma non ci sono alternative. Prendiamo come riferimento la cima della montagna che sovrasta la città e partiamo. La vetta a destra, la medina davanti a noi.

Ci perdiamo in un baleno. Guarda quel cortile, segui quella donna, svolta a quell’incrocio, vai su per quella scala, ridiscendi da quel vicolo, e la bussola è smarrita. Però, con lei svanisce anche l’incertezza: aveva ragione Youness, è inutile tentare di orientarsi in un groviglio blu di stradine e scalinate che fan su e giù tra le case. Cercheremo Bab El Ain più tardi. Ora andiamo avanti, abbiamo una città da scoprire.

Blu come il paradiso

Perché Chefchaouen, fondata nella seconda metà del Quattrocento dagli arabi andalusi, è dipinta di blu? C’è chi dice che questo colore tenga lontane zanzare e mosche e chi dice – più poeticamente – che rappresenti il paradiso degli ebrei, che donarono questa tinta alla città meno di cent’anni fa.

Ebrei nel Maghreb, ve l’aspettavate? Io no, ma mi sono ricreduta: in tutte le città marocchine in cui sono stata ho visto tracce di influenza ebraica, a cominciare dai mellah, i quartieri un tempo abitati dagli ebrei. Così come ho visto tracce di influenza cristiana, Chiese vicino a Moschee. Ho visto un Paese aperto e tollerante, ben più di quanto avrei mai immaginato.

Il blu, dicevo, è protagonista assoluto a Chefchaouen. Anima i muri delle case e i vicoli, gli elaborati portoni, i gradini piastrellati davanti agli ingressi, le fontane, gli archi sospesi sopra le vie, le bifore in stile moresco che fendono i muri di qualche casa.

Un gigantesco ulivo si contorce ad un crocevia di stradine e scale, soffocato tra muri troppo vicini. A terra, brillano vasi variopinti. Ce ne sono di blu, naturalmente, ma anche di gialli, rossi e verdi. Spezzano la monocromia e danno respiro all’apnea oltremare della medina.

Ci sono grate alle finestre e occhi indagatori che bucano quelle grate. Mi sento osservata ed io osservo, ma solo i gatti sembrano apprezzare le mie attenzioni.

La gente è schiva, soprattutto le donne, nascoste da abiti informi lunghi fino ai piedi. Alcune indossano sopra il velo un grande cappello in paglia con decorazioni in lana colorata, tipico di questa zona del Marocco. Camminano a testa bassa. Cerco uno sguardo, non ne trovo.

L’alba di un nuovo giorno

È al mattino presto che Chefchaouen dà il meglio di sé.

Con l’alba che scivola via, la medina si mostra senza difese. I miei passi scrocchiano nel silenzio, accompagnati soltanto dal canto lontano di un gallo.

La città è blu come non mai. Non tanto per la luce pallida che sfuma in giorno, l’aria fredda che punge sul viso. O forse anche per quello. Ma principalmente perché la città è vuota, disadorna: con i bazar ancora chiusi non ci sono abiti, cappelli, tappetti e ceramiche ad affollare le vie. Lontana dalla confusione del mercato giornaliero diffuso, la città si svela nella sua più autentica bellezza, pura come i suoi blu.

Ci sono l’azzurro pastello, l’indaco, l’acquamarina, il celeste, il cobalto. Insieme, compongono un blu “accecante”, una tonalità così vivida, così satura e intensa, che il sole non può penetrarla, ma solo sfiorarla e riflettersi sopra, come fa con il bianco.

Che dite, non è uno spettacolo Chefchaouen? Fatemi sapere la vostra qui sotto! E condividete il post per far scoprire quest’angolino di Marocco ai vostri amici!

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4 commenti
  1. Rispondi

    Travel Gudu

    28/12/2018

    Ciao! Ti abbiamo nominato per il Sunshine Blogger Award 2018: nell’ultimo articolo sul nostro blog trovi tutte le informazioni… a presto!

    • Rispondi

      francivinai

      28/12/2018

      Ma che sorpresa! Grazie mille ragazzi, corro a leggere!

  2. Rispondi

    Pass for Two

    05/01/2019

    Sei stata stupefacente nel descrivere un luogo trasmettendone soprattutto i colori.. sembra di essere li con te! La città blu è tra i miei desideri che spero di avverare insieme al resto del Marocco 🙂

    • Rispondi

      Takeanyway

      11/01/2019

      Ne sono felice, grazie! Ti auguro di realizzare il tuo desiderio, il Marocco ti resterà nel cuore ☺️

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FRANCESCA VINAI
Italia

Ciao! Dietro Takeanyway ci sono io: viaggiatrice, giornalista e creativa. Su questo travel blog non trovate consigli pratici o recensioni, ma emozioni. Trovate scorci, sguardi, percorsi e pensieri in giro per il mondo. Viaggio per scoprire in punta di piedi luoghi e popoli vicini e lontani e per raccontarveli con parole e immagini. Lasciatevi ispirare e fate buon viaggio!

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