L’illusione delle frontiere in un mondo travolgente

Pensieri
online da
05/05/2019

A volte ritornano. Ci sono parole che ciclicamente salgono alla ribalta, facendo riemergere questioni scottanti. È il caso di “frontiera”, oggi molto in voga nei palazzi del potere e nei bar, dove è spesso utilizzata in accompagnamento a “chiusure”, “respingimenti”, “patria”.

Ma cosa sono le frontiere? E che significato hanno per noi viaggiatori?

Confini ed evasioni

Convenzioni. Le frontiere altro non sono che linee di demarcazione immaginarie, frutto di accordi a volte consolidati, altre volte mai accettati e motivo di attrito, posta in gioco per il futuro di intere comunità. Sono linee immateriali, cui talvolta si conferisce la concretezza di un muro.

Ma restano pur sempre convenzioni. Invenzioni con cui ci illudiamo di poter contenere qualcosa e qualcuno in un certo territorio e di tenere a distanza tutto il resto.

Alla base, il bisogno di sentirsi parte di una comunità, di riunire sotto una bandiera la propria nazione o di confinare e difendere il proprio gruppo identitario, escludendo chi non ne fa parte.

Soprattutto, c’è la paura di perdere, un giorno, il patrimonio storico e culturale che fonda la propria identità. Una paura cresciuta esponenzialmente negli ultimi decenni, in un mondo sempre più globalizzato.

Quello della globalizzazione è un fenomeno imperante che, oltre ad innegabili benefici, porta con sé aspetti problematici. Primo fra tutti, l’appiattimento culturale: la minaccia di unificare usi e costumi è fondata e rende sempre più complicato mantenere vive le microculture locali e, con esse, la meraviglia della diversità.

Tuttavia, non è ergendo muri o chiudendo i porti o barricandosi in città-ghetto che fermeremo la contaminazione. Così si bloccano le persone – la maggior parte di loro, perlomeno – ma le culture sanno come evadere.

Le culture viaggiano con le idee e le parole e alle idee e alle parole basta il vento per superare i labili confini e trovare terreno fertile in luoghi distanti da quelli in cui sono cresciute.

Le frontiere sulle mappe

Noi viaggiatori abbiamo a cuore le frontiere. Non per interesse a difenderle, ovviamente, ma per desiderio di superarle.

Sulle mappe le cerchiamo, le seguiamo con lo sguardo, le percorriamo con un dito e fantastichiamo, pensando al giorno in cui ci troveremo ad oltrepassarle per davvero ed esploreremo un nuovo “altrove”.

Ricordo quando a scuola restavo incantata ad osservare la carta politica dell’Europa appesa ad una parete dell’aula, ingiallita dal tempo: un colore per ogni Stato, le linee di demarcazione tra uno e l’altro, confini netti e certi, ma non troppo a lungo. Confini da ridisegnare dopo le guerre, colori da cambiare, storia da riscrivere.

Più ancora, da bambina amavo girare il mappamondo in camera mia, accendere la lampadina al suo interno e lasciare che il mondo vibrasse di luce sotto le mie dita impazienti. Un globo raccolto, che ruotava e si fermava davanti al mio sguardo ora in un continente ora in un altro. Nessun punto di riferimento, nessuna Italia al centro. Il mondo e basta.

Ora che ho la fortuna di viaggiare, le frontiere le supero per davvero.

Amo scavalcarle a piedi, come mi è capitato di fare a Desaguadero, al confine tra Bolivia e Perù, o sui sentieri di montagna tra Italia e Francia.

Spesso le oltrepasso in auto o in pullman, viaggiando in Europa. Un grande cartello, una dogana non più in funzione, una fine ed un inizio che percepisco a malapena.

Ma è volando che mi accorgo davvero di quanto fatue siano le frontiere, di quanto deboli siano le volontà politiche dinnanzi al flusso ininterrotto di piane e montagne, di altipiani e colline, fiumi e mari.

Limiti umani

I confini che più di ogni altro amo superare sono quelli mentali.

Ogni viaggio è un pregiudizio abbattuto, una barriera crollata, un perché che trova risposta. Viaggiare distende l’orizzonte ben oltre le più lontane frontiere del cuore.

È indubbio, però, che le frontiere che ciclicamente tornano in voga nei discorsi politici (e in quelli da bar) siano tutt’altro che mentali.

Sono le frontiere figlie di quelle righe tracciate nei secoli a tavolino, durante e dopo le guerre. Separazioni dolorose, divisioni tra terre e popoli, barriere impalpabili nate per spartire due “dove” e due “chi” ed evitare contaminazioni.

Ma cosa saremmo noi senza contaminazioni? Cosa sarebbe oggi l’America senza un po’ d’Italia? Cosa sarebbe l’Italia senza un po’ d’Africa? Cosa sarebbe l’Africa senza un po’ d’Europa?

La contaminazione c’è sempre stata. È insita nel viaggio, fa parte di ogni spostamento, è frutto di ogni migrazione. E non saranno i muri a fermarla, le barriere fisiche a contenerla.

La storia corre, il mondo è travolgente e ride, implacabile, davanti alle frontiere. Limiti umani.

***

La questione delle frontiere è spinosa e molto complessa, ben più di quanto io abbia cercato di raccontarvi qui. Voi cosa ne pensate? Sono curiosa, fatemi sapere nei commenti qui sotto!

PS: Ringrazio Paolo Ciampi, giornalista e scrittore de Il sogno delle mappe, che è stato fonte di grande ispirazione.

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26 commenti
  1. Rispondi

    Michelangelo

    06/05/2019

    Wow, mi è piaciuto moltissimo questo post, mi trovo d’accordo con le tue considerazioni. Negli ultimi anni mi è capitato di trovarmi in mezzo a discussioni su frontiere e muri, discussioni politiche da bar; Il mio intervento in merito è sempre stato “Sogno un mondo senza frontiere, dove le persone sono libere di muoversi e sentirsi cittadini del mondo” . Certo è un pensiero utopistico e irrealizzabile fisicamente, ma non mentalmente. Le vere frontiere del nostro mondo sono le montagne, i deserti, i mari, i fiumi ecc ecc e non le linee delle cartine. Quando poi mi rispondono che così non si difendono le culture…beh a me sembra che le culture non si difendano alzando muri o rendendo difficile l’iterazione tra persone. Le culture le difendono del persone stesse, sia quelle che le vivono sia quelle che le scoprono e le culture evolvono ed è giusto che sia così!

    • Rispondi

      Takeanyway

      16/05/2019

      Siamo sulla stessa linea d’onda! Continuiamo a sognare… in fondo ai sogni nessuno può porre limiti 😉

  2. Rispondi

    Cla

    13/05/2019

    Molto bello e di ispirazione questo post. Credo che i confini più difficili da superare siano quelli mentali.

    • Rispondi

      Takeanyway

      16/05/2019

      Grazie Cla!

  3. Rispondi

    Elena

    13/05/2019

    Argomento quantomai spinoso e dibattuto, oggigiorno. Ho trovato chiare e limpide le tue riflessioni, che rilettono anche il mio modo di pensare… Purtroppo per questi temi così importanti e pressanti, oggi, non ci sono soluzioni e risposte bianche o nere…
    Mi sono ritrovata tantissimo in te bambina che guardavi la cartina politica formata da tasselli di tanti colori! 🙂

    • Rispondi

      Takeanyway

      16/05/2019

      Quanti ricordi! Sarà per via di tutti quei confini, ma alla fine ho sempre preferito le cartine fisiche a quelle politiche 🙂

  4. Rispondi

    Annalisa

    13/05/2019

    Posso tollerare, nemmeno molto, le frontiere fisiche. In fondo sono un po’ una linea di demarcazione, come lo steccato che segna il confine tra mio al tuo giardino. Quello che proprio non riesco a tollerare, arrabbiandomi anche spesso, sono i limiti mentali che le persone si infliggono. Vivono sempre per un qualcosa che non è il proprio io. Che sia religione, appartenenza politica, semplice ignoranza… si creano una realtà che per loro è sacra, inviolabile. Ma loro possono intromettersi nella tua, perché quella sbagliata sei tu. Ormai ho imparato a fregarmene abbondantemente

    • Rispondi

      Takeanyway

      16/05/2019

      Ti appoggio in pieno, grazie Annalisa per aver condiviso il tuo pensiero!

  5. Rispondi

    Monica

    13/05/2019

    Io credo che la contaminazione sia una delle cose più belle del viaggiare. Il souvenir migliore che si può portare a casa con sé è proprio la diversità, le tradizioni e le culture di ogni Paese che si visita. E’ un modo per abbattere le frontiere e preservare al tempo stesso l’identità di ogni popolo 🙂

    • Rispondi

      Takeanyway

      16/05/2019

      Esattamente! Viaggiando oltrepassiamo confini, ci avviciniamo a nuove identità, le facciamo nostre per un po’ e le conserviamo nel nostro cuore, una volta tornate a casa.

  6. Rispondi

    Martina Monti

    13/05/2019

    Chi non ha guardato quella cartina piena di colori da bambino? Belle riflessioni e davvero molto profonde… sarebbe ora di superare davvero certi limiti e diventare tutti cittadini del mondo. Brava!

    • Rispondi

      Takeanyway

      16/05/2019

      Grazie di cuore Martina!

  7. Rispondi

    Massimo

    13/05/2019

    L uomo, per natura, è sempre stato un viaggiatore e un nomade. Le leggi, i confini, e le politiche “democratiche”, hanno fatto si di mettere le persone in gabbia, ingannando il nostro pensiero di essere liberi…. Grazie per le riflessioni profonde. Grazie ancora.

    • Rispondi

      Takeanyway

      16/05/2019

      Grazie a te, Massimo!

  8. Rispondi

    anna di

    14/05/2019

    Bellissime queste riflessioni. Come una parola può creare mille pensieri, mille modi di vivere, mille storie. Confini, per noi viaggiatori sono davvero quelli da superare o superati, ma fra tutti credo che siano i confini umani e mentali quelli che nei miei viaggi cerco di condividere, superare e, migliorare.

    • Rispondi

      Takeanyway

      16/05/2019

      Sì, le barriere della mente e del cuore sono le più difficili da scalfire ma, una volta abbattute, aprono a scenari irripetibili 🙂

  9. Rispondi

    Sara Chandana

    14/05/2019

    Leggerti mi ha fatto venire i brividi, mi sono ritrovata in ogni parola! So già che girerò il post ad una mia carissima amica, perché spesso facciamo discorsi di questo genere.
    Siamo nati per creare ponti, non per ergere muri.

    • Rispondi

      Takeanyway

      16/05/2019

      Grazie infinite Sara! Hai perfettamente ragione, i muri sono il problema, i ponti la soluzione.

  10. Rispondi

    Sara Alessandrini

    15/05/2019

    Molto interessante la tua riflessione! Ma se penso alle cartine, alle mappe, alle frontiere…mi tornano in mente gli anni delle elementari in cui la maestra ci interrogava sulle regioni, sulle provincie, sui capoluoghi e mi tornano gli incubi! Ricordo che in geografia ero un vero disastro…solo con il tempo ho imparato a conoscere meglio il mondo, a viaggiare e a superare “i miei confini o limiti”! 🙂

    • Rispondi

      Takeanyway

      16/05/2019

      Ahahahah in effetti la geografia “pratica”, meglio nota come viaggio, è tutta un’altra cosa! 😉

  11. Rispondi

    Giulia

    15/05/2019

    Io credo che il bello di viaggiare sia proprio superare questi limiti, andate a scoprire chi viene considerato diverso da noi, per cultura, per usanze e per tradizioni. Il viaggio è proprio un unione di culture e i confini non dovrebbero esistere.

    • Rispondi

      Takeanyway

      16/05/2019

      Un mondo senza confini sarebbe forse migliore o forse peggiore, chi lo sa. Noi, intanto, continuiamo a superare frontiere e muri viaggiando 🙂

  12. Rispondi

    Cristina Giordano

    15/05/2019

    Argomento ben argomentato direi. Le frontiere ci sono e ci saranno sempre fossero pure simboliche..io le valicherei di corsa e con ogni mezzo

    • Rispondi

      Takeanyway

      16/05/2019

      Ti ringrazio Cristina! Le frontiere sono come le leggi: si trova sempre un modo per eluderle 😉

  13. Rispondi

    Raffi

    16/05/2019

    Ho sempre considerato la possibilità di oltrepassare le frontiere un grande segno di libertà. L’unione monetaria e Schengen in qualche modo mi hanno fatto immaginare di essere un po’ più libera di quando non lo fossimo una volta. Mi sembrava una grande conquista e invece oggi molti vogliono innalzare muri, chiudere le frontiere e “i porti” e chiuderci in un recinto. Dicono che è “per proteggerci”. Ma io mi sento solo “chiusa dentro”.

    • Rispondi

      Takeanyway

      16/05/2019

      Ti capisco bene. Credo che il miglior antidoto resti il viaggio, una delle forme di libertà più ampie e totalizzanti di cui disponiamo, una fortuna immensa che non dobbiamo mai scordare di avere.

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FRANCESCA VINAI
Italia

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