Maschere e mitra, un’insolita giornata a Nizza

Francia Pensieri
online da
27/02/2018

Al Carnevale di Nizza ho visto bambini travestiti e mitra spianati, gente venuta a divertirsi e poliziotti armati. Dietro le maschere, ho visto la paura di una città ferita e ho avuto paura anch’io. Ho persino visto Trump e ho pensato che… Aspetta, facciamo un passo indietro.

*

Cammino in centro sotto un cielo cupo che gronda gocce di nebbia gelida. Sono abituata al freddo, ma non mi aspettavo di trovarlo qui, tra mimose fiorite e voli di gabbiani. Non importa, alzo il cappuccio del piumino e smetto di farmi domande.

Di Nizza conoscevo già la Promenade des Anglais – ci ho passeggiato una volta un bel po’ di anni fa – la cupola rosa del Negresco e la raffinata place Masséna. È la prima volta, invece, che mi trovo a gironzolare nel labirinto di Nizza vecchia, lungo vie piastrellate, bordate da palazzi alti e stretti. Mi ritrovo circondata da una tavolozza di giallo, ocra e rosa antico, sotto una pioggia fine.

Cammino con gli occhi socchiusi, ché il vento ha urgenza di sovrastarmi. All’improvviso, un lampo di colore alla mia destra, appena dopo a sinistra. Mi superano di corsa una principessa, un piccolo gangster, un’ape.

Carnevale? Sì! Va in scena il Carnevale di Nizza e io non avevo la minima idea che si celebrasse in questi giorni… Ma non siamo in Quaresima? Ok, avevo promesso di non farmi più domande. Solo più tardi cercherò qualche informazione e scoprirò che questi sono gli ultimi giorni di coriandoli e fiori; il Carnevale è alle battute finali.

Seguo la gente, i bambini impazienti di sorprese mi portano nel cuore della festa, lungo la via da cui partiranno tra poco i carri allegorici diretti a place Masséna.

*

Non riesco a godermi Nizza e il suo Carnevale con la curiosità e la spensieratezza che meriterebbero. Il clima non aiuta, ma non è quello a rendermi inquieta. Sono le armi.

Le vedo ad ogni angolo, portate dai poliziotti con la stessa naturalezza con cui io porto una collana al collo. Quasi fossero un’estensione naturale delle loro braccia.

Tutti uomini, parlottano tra loro, una mano appoggiata sulla mitragliatrice e gli occhi concentrati che si muovono veloci tra la gente. Non ho bisogno di farmi domande, non ci sono dubbi sul perché siano qui.

Intanto la musica si fa più forte, rimbalza sulle facciate dei palazzi di place Masséna, completamente transennata da alti pannelli in ferro. Nel cuore della piazza va in scena lo spettacolo di carri e maschere.

Io resto fuori, al di là dei pannelli, estranea ai festeggiamenti; cammino sotto i portici delle Galeries Lafayette e scorgo, arcata dopo arcata, spicchi di cielo grigio illuminati dal luccichio di coriandoli in volo. Volteggiano, sì, ma cadranno a terra. Alcuni si incolleranno alle pile umide dei portici, altri saranno calpestati e maltrattati.

Nizza è come i coriandoli del suo Carnevale. Una città che aspira a volare ma ha paura di stramazzare, una città ferita che guarda avanti con il timore di chi è già caduto una volta in trappola.

*

Ho paura anch’io. Io che non voglio cambiare abitudini, io che non accetto imposizioni dettate dal terrorismo, ho paura.

Tutto questo spiegamento di forze mi mette a disagio; è necessario, lo so, ma mi porta alla mente ciò che potrebbe accadere proprio ora, proprio qui.

Le armi sono pronte all’azione e mi spaventa guardarle, perché riconoscono la potenza del terrorismo, danno forma allo spettro di un nuovo attentato e gli danno modo di serpeggiare tra le vie di Nizza.

È quando mi perdo in questi pensieri che vedo troneggiare su uno dei carri allegorici uno scimmione con la testa di Donald Trump.

Niente male. 😅 Soprattutto, ha un ghigno che mi strappa un sorriso tragicomico: a Trump sì che andrebbero a genio, tutte queste armi in strada.

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FRANCESCA VINAI
Italia

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