Aria di Natale a Merano fra artigianato e golosità

Aria di Natale Città Italia
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11/11/2021

Delicata come un’antica via adornata di luci bianche, soltanto bianche. Delicata come una palla in vetro dipinta a mano, pronta a risplendere tra i rami di un abete. Delicata come una goccia calda di succo di mela. Delicata come solo una giornata natalizia a Merano, in Alto Adige, può essere.

Vi porto con me tra le casette del mercatino di Natale di Merano, traboccanti di prodotti artigianali e ghiottonerie. Passeggeremo alla scoperta della città e viaggeremo in auto sotto la neve in direzione Val di Non. Siete pronti?

Il mercatino di Natale di Merano

Soffi gelidi ci spingono avanti mentre raggiungiamo il ponte pedonale sul fiume Passirio a Merano. È un pomeriggio d’inizio Avvento e il cielo cupo, carico di fiocchi di neve, pare stregato dall’allure del “generale inverno” che si accinge a posare i bagagli.

Passiamo accanto alla pista di pattinaggio sul ghiaccio in piazza Terme e superiamo il complesso termale di Merano, città celebre come località di benessere e cura sin dai tempi della principessa Sissi. Davanti a noi, al di là del ponte, una fitta schiera di casette in legno inonda di luci e profumi la passeggiata che costeggia il fiume Passirio.

È il mercatino di Natale di Merano che ci rapisce in un tripudio di artigianato locale fra morbidi cappelli, sciarpe, guanti e calze di lana, decorazioni artistiche in ceramica e vetro, giocattoli di legno, statuine per il presepe, candele, incensi, leccornie sudtirolesi.

Tutti i prodotti si affacciano dalle casette in fila sulla passeggiata lungo Passirio; alcune, più grandi e strutturate delle altre, sono allestite come botteghe in cui poter entrare.

All’interno di uno di quei negozietti io torno bambina. Me ne sto con il naso all’insù ad ammirare le decine di palle in vetro per l’albero di Natale che pendono dal soffitto perlinato. Dipinte a mano, ritraggono villaggi, carrozze, slittini sulla neve, sorrisi sui volti dei bambini.

Mi avvicino alle boules de neige e sbircio dentro ognuna. Sono così poetiche, ciascuna a protezione di un piccolo mondo da inebriare di neve.

Leccornie a Km zero

Il pomeriggio si veste presto di buio e le casette addobbate di luci bianche e rami di abete diventano piccoli fari nella notte, scrigni di tepore che catturano sguardi e passi.

Gli espositori fanno capolino per rispondere ai visitatori, confrontare articoli, illustrare lavorazioni, raccontare tradizioni, invitare a piccoli assaggi. Parlano un po’ in italiano un po’ in tedesco e, quando possono, affondano bocca e naso dentro il bavero del giaccone.

Io per scaldarmi sorseggio un vin brûlé e gusto un bauernstange, pane con speck e formaggio fuso, cotto sul momento in uno scoppiettante forno a legna. Molte altre sono le specialità altoatesine che affollano il mercatino di Natale di Merano: brezel, gulasch, canederli, würstel, crauti, rösti di patate, strudel di mele.

Sul dolce non ho dubbi, non posso perdermi lo strauben, il dolce tirolese che più amo, un groviglio di pastella fritta spruzzato di zucchero a velo e accompagnato da marmellata di mirtilli (o dalla meno canonica Nutella).

Dalla folla che passeggia lenta si alzano nuvole leggere che spandono nell’aria un aroma pungente: siamo in tanti a stringere tra le mani una tazza bollente di vino speziato (o sidro di mele).

Sopra le volute di fumo, oltre i tetti delle casette del mercatino scorgiamo il profilo del Kurhaus. Il palazzo simbolo della città, che oggi ospita convegni e concerti, incanta per il suo stile liberty.

La facciata convessa, con ampi finestroni e colonne, è coronata da un frontone in cima al quale volteggiano lievi, incuranti del gelo, le tre Grazie.

Due passi per le vie di Merano

A pochi metri dal mercatino di Natale il centro storico di Merano ci invita ad una passeggiata.

Lungo le vie lastricate non c’è traccia di lucine intermittenti, di led blu, verdi, viola o di tubi luminosi sistemati alla bell’e meglio. Spazio, invece, a delicati festoni in rami di pino e a luci dorate che avvolgono grandi sfere sospese tra i palazzi medievali.

Qua e là si affacciano le insegne dei locali, sostenute da volute in ferro. I lampioni sfumano una calda luce nell’aria che rischiara bovindi finemente ornati.

Su entrambi i lati di via dei Portici gli archi si inseguono in rapida successione finché, d’improvviso, si aprono sulla piazza in cui svetta il Duomo di San Nicola. Scorgiamo nel buio i profili austeri, le vetrate gotiche sulle pareti laterali, il campanile che torreggia dall’alto dei suoi 80 metri.

La piazza è cinta dalle facciate curate di palazzi tinti di pastello, alcuni dei quali sormontati da frontoni a gradoni che evocano l’architettura nordica: dettagli che mi riportano alla mente le case di Amsterdam.

Passando per la trecentesca Porta Bolzano, torniamo sulla passeggiata lungo Passirio tra gli espositori del mercatino di Natale.

L’artigianato locale c’è, l’atmosfera natalizia è tangibile, eppure manca quel pizzico di magia che ho respirato al mercatino di Natale di Bolzano o a quello, ben più raccolto, di Vipiteno. Da inguaribile tradizionalista, credo che a influenzarmi sia il design moderno di molte delle casette espositive.

Il cuore cittadino, però, al riparo dalla nebbiolina ghiacciata in risalita dal fiume e impreziosito da raffinati addobbi, mi ha conquistata.

Sotto la neve verso la Val di Non

I primi fiocchi di neve scendono il mattino seguente, quando lasciamo Merano in auto in direzione sud, alla volta del Passo Palade o Gampenpass.

Fuori dal finestrino sfilano frutteti spogli e piccoli paesi adagiati sul fondo di ampie valli. A poco a poco risaliamo i versanti montani tra boschi di conifere.

Qua e là fanno cucù fattorie e case con tetti a forti spioventi e balconi in legno. I caratteri goticheggianti dipinti su alcune facciate, a mo’ di insegne, indicano la funzione dei fabbricati, come gasthaus e gasthof a segnalare pensioni e locande.

La strada che conduce al Passo Palade, a poco più di 1.500 metri di altitudine, sale così dolcemente che quasi non ci accorgiamo di superare il valico alpino. E così eccoci in Val di Non. La nevicata intanto si è infittita e ammanta i meleti che rendono celebre la valle.

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Oltrepassiamo Fondo in direzione Sanzeno: attraverseremo un canyon e ci addentreremo in un bosco innevato fino ad un eremo carico di suggestioni, che vi suggerisco di scoprire nel post Santuario di San Romedio in Val di Non fra neve e leggende.

E se sognate una passeggiata d’inverno tra cascate ghiacciate e montagne innevate vi consiglio il post Avvento di luci e ghiaccio tra Alto Adige e Val di Non in cui, dopo una capatina a Bolzano e al suo mercatino di Natale, vi porto con me tra borghi e meleti silenziosi fino a raggiungere, nel cuore del Parco Naturale Adamello Brenta, il lago Tovel.

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Vi è venuta voglia di Alto Adige? Spero proprio di sì. Fatemi sapere nei commenti e condividete il post con i vostri amici per ispirare anche loro!

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FRANCESCA VINAI
Italia

Ciao, benvenuti su Takeanyway! Sono Francesca, di professione giornalista e creativa, per passione viaggiatrice in cerca di storie. Viaggio per abbattere frontiere, per catturare scorci, per nutrirmi di incontri e curiosità, per scoprire in punta di piedi luoghi e popoli vicini e lontani da raccontarvi qui. Lasciatevi ispirare e fate buon viaggio.

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