Dove le Langhe profumano di lavanda

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11/08/2018

L’Alta Langa, nel Basso Piemonte, è un dipinto a pennellate viola, verdi, gialle. Un dipinto un po’ particolare, a dire il vero, da annusare e da ascoltare, oltre che da ammirare. Io mi ci sono letteralmente tuffata.

Ho camminato tra filari di lavanda ed elicriso e accarezzato morbide colline sotto un cielo di nuvole in corsa. Ho visitato piccoli capolavori d’arte con la compagnia del vento e delle farfalle. Aria pura e libertà.

Ti porto con me a scoprire quest’angolino semisconosciuto del mio Piemonte, sei prontə? In fondo al racconto troverai anche la mappa dei percorsi panoramici tra i campi di lavanda nelle Langhe.

Nelle terre dell’Alta Langa

Mi trovo nelle Langhe cuneesi, ad un tiro di schioppo dall’entroterra ligure. Precisamente, nell’Alta Langa che noi piemontesi chiamiamo “Langa povera”: vicina eppure lontana anni luce dalla blasonata Bassa Langa di Alba, Barolo e dintorni, insignita nel 2014 – con Roero e Monferrato – del riconoscimento Unesco per le sue colline ricamate a vigneti.

Anche in Alta Langa ci sono colline di terra avorio, solo più alte e più vicine alla brezza del mare. C’è anche qui tanta bellezza, solo più schiva.

C’è luce che si stempera nel fitto di boschi e noccioleti, c’è musicalità nell’aria, dettata dal vento, c’è armonia, che vivo appieno nei dintorni di Sale San Giovanni, paesino abitato da meno di 200 anime.

Appena oltre il suo nucleo medievale, al di là delle possenti mura del castello, il paesaggio è modellato in filari ordinati di erbe aromatiche e piante officinali. Un pot-pourri di aromi si leva soave dai campi nelle assolate giornate d’estate.

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Cammino lungo i percorsi agri-panoramici che si snodano tutt’intorno a Sale San Giovanni, inseguendo le macchie di colore delle piante officinali. Le linee morbide delle colline si propagano in un’onda lunga all’ombra delle Alpi.

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Tra lavanda e grani antichi

Vedi quanto sono sgargianti i colori? Senti anche tu i profumi?

Effluvi di timo e melissa si spandono nell’aria, tinta d’oro da un campo di elicriso. Ci sono cespugli olivastri di salvia e altri indaco di issopo. E poi, distese ametista di lavanda in fiore, vera regina di Sale San Giovanni tra giugno e luglio.

Sono attratta dalla lavanda come un’ape affamata. Mi avvicino col sorriso negli occhi. Non resisto. Mi tuffo in una delle coltivazioni.

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I cespugli di lavanda nelle Langhe sono disposti lungo filari tenacemente aggrappati alle colline; ne seguono la pendenza e precipitano come scivoli nel vuoto.

Mentre avanzo nel mezzo di due schiere, scricchiola sotto i piedi la terra, raggrumata in zolle coriacee. Con la punta delle dita smuovo i fiori di lavanda: è sufficiente un gesto delicato perché l’inconfondibile aroma salga a solleticarmi il naso.

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Intorno a me è tutto un fremere di ali. Le farfalle volano sui fiori violacei, giocano a rincorrersi, si posano in cima agli steli, si nascondono, tornano a volteggiare. Le api ronzano; non le vedo, ma le sento all’opera nel fitto dei cespugli.

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E poi c’è il fruscio delle spighe che, qua e là, danno il cambio alle piante officinali in vaste distese di steli cangianti, dal verde acido al verde appassito che vira nell’oro. Si direbbe grano, ma il signor Bruno – che mi guida nella mia passeggiata – mi spiega che è un cereale di origine antichissima.

Alla prima folata di vento gli steli si piegano uno dopo l’altro come tessere di un domino, per poi risalire e reclinarsi in senso opposto. Prima un fremito leggero, poi un fragore che mi rapisce come un mare di onde in tempesta. Mi ci trovo dentro, immersa fino alla vita. È una danza ipnotica.

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Chicche di arte e spiritualità

Se ti dicessi che le coltivazioni che ornano e profumano queste terre sono frutto di un’invenzione? È stato Bruno a raccontarmi il perché, ma prima di svelarti tutto, lascia che ti mostri le delizie di arte e devozione che ho incontrato passeggiando con lui a Sale San Giovanni.

Come la cappella di Sant’Anastasia (o di Sant’Anna, come la chiamano i salesi) costruita intorno alla metà dell’anno Mille. Domina una collina ammantata di giallo – ad onor del vero i colori cambiano di anno in anno con la rotazione delle colture – ai margini del paese, sulla strada per Paroldo.

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Arrivati in cima alla collina, Bruno tira fuori dalla tasca la chiave della porticina in legno che apre la cappella, di norma chiusa.

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Varcata la soglia, il buio è claustrofobico, l’umidità avvolgente. Me ne dimentico non appena gli occhi conquistano lame di luce nella penombra: colori e linee prendono forma in fondo all’abside.

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Mi incantano i protagonisti dell’affresco di fine Quattrocento, con al centro la martire romana Sant’Anastasia. Pose ieratiche, lineamenti aggraziati, dettagli curati, contorni netti, tinte vivide tra il rosso, l’ocra e il verde.

Mi stupisce la scena abbozzata sull’arco che sovrasta l’altare, del Trecento o forse anteriore: una Natività ambientata sulle colline langarole con tanto di Madonna a letto intenta a cullare Gesù con una mano. Una vera rarità.

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La cappella è uno scrigno di bellezza chiamato a fare i conti con il tempo arcigno che erode colore al colore, che sfianca. E che di tanto in tanto regala sorprese. Come il San Sebastiano cinquecentesco tornato alla luce nel 1991 durante i lavori di restauro: a tenerlo nascosto un dipinto del Settecento, rimosso e fissato sulla parete opposta.

Chissà cosa resta da (ri)scoprire, sotto strati di calce. E di secoli.

Così anche nella Pieve di San Giovanni Battista, eretta pochi anni dopo Sant’Anastasia e oggi adiacente al cimitero di Sale San Giovanni.

Se l’esterno, animato dal solo frinire delle cicale, non mi attrae, l’interno mi conquista all’istante. Austero e solenne. Una meraviglia di architettura lombardo-romanica in pietra e legno, rimaneggiata nei secoli, che racconta pagine sovrapposte di spiritualità fra Duecento e Seicento.

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L’invenzione della lavanda nelle Langhe

A differenza dei tesori artistici, la lavanda nelle Langhe non poggia su secoli di storia, ma su una brillante intuizione “dell’altro ieri”. Non sono figlie di un’antica tradizione, ma il frutto di un’idea recente per dare nuova linfa a queste terre.

Quando Bruno me lo spiega – voce bassa e passo svelto – rimango di stucco. Mi sembra impossibile che fino a trent’anni fa qui non ci fosse nulla se non campi incolti e colline desolate: il richiamo delle industrie di Savona e Torino negli anni Sessanta e Settanta si era fatto irresistibile, i contadini erano diventati operai e i campi di Sale San Giovanni terra di nessuno.

Fino alla svolta. Alcuni, tra i figli di quegli ex contadini, decisero di tornare alla terra e di farlo in maniera inedita, abbandonando le colture tradizionali della zona che troppe difficoltà avevano riservato ai padri.

Scelsero le piante aromatiche e officinali, capaci di adattarsi a terreni aridi, arsi dal sole, per di più sanati da trattamenti fitosanitari perché incolti da decenni. Condizione ideale per avviare coltivazioni destinate principalmente agli oli essenziali, ecosostenibili e attente alla cura del paesaggio naturale.

Anche le spighe dorate mosse dal vento, coltivate con metodo biologico, hanno trovato terreno ideale su queste colline. Le ho scambiate per grano ma sono una specie di farro che viene da molto lontano. Un cereale addomesticato millenni fa in Mesopotamia, avo dei cereali giunti fino a noi, oggi riscoperto e introdotto con successo a Sale San Giovanni e dintorni con il nome commerciale “Enkir”.

L’incanto dell’Alta Langa è qui, intriso del coraggio di famiglie che hanno vinto la scommessa di riscrivere il futuro della loro terra.

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Conoscevi già le colline dell’Alta Langa? Se ti è piaciuto passeggiarci con me, commenta e condividi questo post!

E se ti è venuta voglia di andarci, eccoti la mappa del Comune di Sale San Giovanni, che ho personalizzato cerchiando i punti panoramici e di interesse a mio parere più suggestivi. Spero ti sarà utile per costruire il tuo itinerario tra i campi di lavanda nelle Langhe.

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Sappi che ogni anno, durante l’ultimo weekend di giugno, va in scena a Sale San Giovanni la manifestazione “Non solo Erbe” dedicata alla lavanda e alle piante officinali che qui si coltivano: trovi maggiori dettagli sul sito web ufficiale del Comune.

Contattami per ogni altra informazione, sarò felice di aiutarti!

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FRANCESCA VINAI
Italia

Ciao, benvenut* su Takeanyway! Sono Francesca, di professione giornalista e creativa, per passione viaggiatrice in cerca di storie. Viaggio per abbattere frontiere, per catturare scorci, per nutrirmi di incontri, per scoprire curiosità vicine e lontane da raccontarti qui. Lasciati ispirare e fai buon viaggio.

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