Castel Savoia nella valle di Gressoney: Belle Époque ad alta quota

Cultura Italia
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14/02/2024

Dici Valle d’Aosta e pensi ai castelli, decine di castelli, torri, fortificazioni. Affollano la vallata principale della Regione e quelle laterali, ne plasmano il paesaggio, ne marchiano la memoria.

La maggior parte dei castelli valdostani si regge su fondamenta plurisecolari o millenarie; alcuni hanno radici meno profonde ma sanno condensare in pochi decenni di storia la fierezza dei manieri medievali. È il caso di Castel Savoia nella valle di Gressoney, che oggi voglio portarti a scoprire.

Potrei incominciare col dirti che Castel Savoia è un castello da fiaba ma l’espressione è troppo inflazionata per rendergli giustizia.

Siamo a 1.400 metri di quota. Castel Savoia si erge appena sopra Gressoney-Saint-Jean che con i suoi 800 abitanti è il paese principale della valle del Lys (questo il nome del torrente che la percorre) o valle di Gressoney, guardata a vista dal ghiacciaio del Lyskamm nel massiccio del Monte Rosa.

Le torri aguzze del castello sono un richiamo irresistibile nel fitto della foresta. Sei prontə a seguirmi?

Castel Savoia nella valle di Gressoney

Una regina in montagna

C’era una volta una regina che amava la montagna. L’amava così tanto da volerci costruire un castello. Un castello in pietra nel mezzo di un bosco, ai piedi di cime luccicanti di neve e ghiaccio anche in estate. Inizia così la fiaba di Castel Savoia.

Nel 1889 Margherita di Savoia, prima regina d’Italia, visitò la valle di Gressoney come ospite del barone valdostano Luigi Beck-Peccoz.

Fu amore a prima vista. Con Gressoney e le sue vette, intendo, mentre con il barone la scintilla si dice fosse già scoccata lontano da occhi indiscreti. E così Margherita elevò Gressoney-Saint-Jean a meta prediletta dei suoi soggiorni estivi.

Qui da oltre un secolo, dal 1904 per la precisione, svettano le torri del suo castello, costruito in cinque anni.

Le intravedo dal basso, lontane, fra centinaia di larici e abeti che increspano di smeraldo i pendii che stringono la vallata.

Passeggio a due passi dal centro di Gressoney-Saint-Jean, sulle sponde del lago Gover, che in realtà vedo solo sulla cartina, prosciugato com’è in questa mattina di settembre.

Proprio da questo laghetto artificiale parte un sentiero che in mezz’ora conduce al castello.

Le torri di Castel Savoia viste dal lago Gover (prosciugato) nella valle di Gressoney

Arrivo a Castel Savoia

Il percorso è detto “passeggiata della regina” perché Margherita di Savoia era solita percorrerlo per scendere in paese e andare a messa.

Fu questo uno dei motivi, insieme all’abitudine della sovrana di indossare l’abito tradizionale walser quando soggiornava da queste parti, che la resero tanto benvoluta fra i sudditi. Se non sai chi sono i walser e come cambiarono volto alla valle di Gressoney ti consiglio questo post.

L’arrivo a Castel Savoia è di grande impatto visivo, e non solo per chi ripercorre i passi di Margherita.

Chi viaggia in auto dovrà lasciarla nel parcheggio qualche tornante sotto il castello per poi procedere a piedi, oltre il cancello, sul largo sentiero che si infila nell’ombra del bosco.

Eccolo, finalmente. Dall’alto delle sue mura, Castel Savoia domina un’ampia radura che dal 1990 ospita un giardino botanico fatto di cespugli fioriti, aiuole spelacchiate e viottoli a gradini.

Gite in quota e comfort

La regina Margherita aveva le idee chiare.

Non le piaceva l’austerità delle simmetrie. Per questo le cinque torri del suo castello sono una diversa dall’altra.

Prediligeva la funzionalità alla bellezza fine a se stessa. Per questo all’ingresso ad accogliere i visitatori ci sono mobili in legno intarsiato con seduta e appendiabiti, ideali per spogliarsi di giacche e stivali al rientro dalle gite in quota. Gite che la sovrana adorava fare quando era in villeggiatura a Gressoney.

Decisa, tenace, amante delle sfide, Margherita di Savoia fu pioniera dell’alpinismo femminile. Tra le sue imprese, in compagnia del barone Beck-Peccoz, ci fu l’ascesa ad una delle vette del massiccio del Monte Rosa, punta Gnifetti.

Fu la prima donna a raggiungerla, ad oltre 4.500 metri. Lassù sorge il rifugio più alto d’Europa, Capanna Regina Margherita, intitolato proprio alla sovrana che vi pernottò nel 1893 poco prima che venisse inaugurato.

Castel Savoia era poi dotato di ogni comfort, dal riscaldamento con termosifoni in ghisa alla luce elettrica fino all’acqua calda.

Non mancavano le soluzioni innovative come l’ingegnoso porta vivande su binari che trasportava le pietanze lungo una galleria sotterranea dalle cucine, situate fuori dal castello (nell’attuale biglietteria) per volere di Margherita che non ne sopportava gli odori, fino alla sala da pranzo.

Un castello fuori dal tempo

La regina sognava l’eclettismo di un maniero senza tempo. Ecco allora lo stile liberty fondersi al neogotico con dettagli rinascimentali.

Castel Savoia nella valle di Gressoney

Camini in pietra e boiseries di respiro medievale, soffitti a cassettoni, bifore e trifore affacciate sul ghiacciaio del Lyskamm, convivono con decorazioni art nouveau alle pareti e lampadari in vetro colorato e ferro battuto.

I richiami alla casata Savoia – aquile, margherite, nodi e scudi sabaudi, l’enigmatico motto di famiglia FERT – sono ovunque, dipinti sui cassettoni, intarsiati nel legno, scolpiti nella pietra, intessuti nelle tappezzerie di lino e seta.

A catalizzare la mia attenzione, più di ogni altra cosa, è lo scalone in rovere a doppia rampa che dal pianterreno, zona giorno del castello, conduce agli appartamenti reali visitabili al primo piano (mentre l’ultimo piano, riservato ai membri della corte, non è accessibile).

Ammiro le forme sinuose dello scalone dal basso e percorro le due eliche con lo sguardo, soltanto con quello: noi visitatori di oggi dobbiamo utilizzare la scala a chiocciola all’interno di una torre per raggiungere il piano nobile.

Da qui ci affacciamo alla camera da letto della regina, arredata di tutto punto, al suo bagno privato con vasca rivestita di doghe scure, alle stanze vicine. E immagino il tempo che fu.

Voci dal passato

Immagino la regina varcare la soglia dello studio, collegato direttamente alla sua camera, e sedersi allo scrittoio in legno di noce. La immagino – o è davvero là? – in quello spazio raccolto e luminoso scorrere le righe di una lettera e alzare di tanto in tanto gli occhi per scrutare le vette del Rosa all’orizzonte.

Immagino scricchiolare il parquet sotto i suoi passi – o lo sento? Il confine del tempo è sempre più labile – mentre si avvicina allo scalone e scivola con grazia al pianterreno.

La vedo sorridere affabile nella sala da gioco fra dame di compagnia e intellettuali. Musica nell’aria, mani che scorrono sui dorsi dei libri sui ripiani delle librerie, oggi vuote. Origlio le conversazioni che trasudano carisma (di Margherita) e ammirazione (degli altri). Mi avvicino alle chiacchiere, ora sussurrate ora animate.

Chissà poi se andava così. Quel che è certo è che il suo consorte, re Umberto I, non vi partecipò mai: ucciso nel 1900, non poté vedere neppure ultimato il castello.

Le ombre di volti e voci dal passato ci conducono alla veranda semicircolare, uno spazio sgombro di orpelli, arredato con semplici sedie e divanetti di giunco. Una virgola di pacatezza ai margini dei fasti del castello.

Le vetrate della veranda guardano il bosco e la valle, dalle tende chiare e leggere trapela una luce impalpabile. La stessa della Belle Époque?

Info pratiche

Castel Savoia nella valle di Gressoney non è visitabile in maniera autonoma ma con l’accompagnamento di una guida, incluso nel prezzo dell’ingresso.

Trovi tutte le informazioni aggiornate su Castel Savoia, compresi orari di apertura, indicazioni per arrivarci e per acquistare i biglietti, sul sito web ufficiale.

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FRANCESCA VINAI
Italia

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